Piero il Fischione: Sanremo dal Campanile (Paillettes, Piccioni e Spintoni)

 Salve a tutti, bipedi metropolitani! Qui è Piero che vi scrive, direttamente dalla suite imperiale tra i bronzi del campanile. Mentre voi vi ammassate nei bar a discutere di scalette, io sfrutto il Wi-Fi del Comune per fare il punto su quel rito collettivo che chiamate Festival.



Dalla Riviera con Furore: L'Evoluzione della Specie

Tutto è iniziato negli anni '50. Mentre le mie antenate fischiavano alle aquile in quota, voi avete deciso di chiudervi in un salone delle feste per sentire gente che cantava di mamme, fiori e cuori infranti. All'epoca era una cosa sobria: uomini in smoking rigidi come pali della luce e donne avvolte in metri di tulle.

Poi è arrivata la TV e le cose sono sfuggite di mano:

 * Gli anni d'oro: Il Festival è diventato il termometro del Paese. Se si alzava la voce all'Ariston, tremavano i bicchieri nelle credenze di tutta Italia.

 * L'epoca del "Famolo strano": Siamo passati dai microfoni fissi ai fiori calpestati, dalle orchestre che lanciano gli spartiti ai conduttori che sembrano ibernati nel botox.

 * Oggi: È diventato una maratona di resistenza umana. Finisce a un'ora in cui persino io, che non vado in letargo per principio, inizio a vedere i draghi al posto dei rintocchi delle campane.

Se vogliamo parlare della storia del Festival, c'è un episodio che è rimasto negli annali della follia collettiva, perfetto per chi, come me, osserva le stranezze umane dall'alto di un campanile.

Il Giallo dell'Uomo sul Balcone (Sanremo 1995)

Immagina la scena: è la serata finale, la tensione è alle stelle, i conduttori sono tirati a lucido. All'improvviso, il dramma. Un uomo scavalca la transenna della galleria e minaccia di buttarsi di sotto nel vuoto del teatro. Il panico.

Il conduttore dell'epoca — uno che quanto a carisma e capelli impomatati non scherzava — inizia una trattativa degna dell'FBI. Sale verso di lui, lo implora, usa il tono che si usa con i cuccioli di marmotta smarriti. La diretta si ferma, l'Italia intera trattiene il fiato: "Non farlo! Pensa alla tua famiglia! Pensa al Festival!".

Alla fine, con un gesto eroico, il conduttore lo convince a scendere e lo porta in salvo tra gli applausi scroscianti. Un momento di televisione purissima.

La scena era talmente perfetta da sembrare scritta da uno sceneggiatore con troppa fantasia e poco caffè.

Ecco i momenti in cui il bon ton è volato giù dalla scogliera di Sanremo:

Il Grande Litigio del 2020 (L'Enigma dei Testi Cambiati)

Questo è il mio preferito, una commedia dell'assurdo in diretta nazionale. Due artisti che avrebbero dovuto cantare insieme si sono presentati sul palco dopo essersele dette di ogni dietro le quinte. Uno dei due, per ripicca, ha iniziato a cantare il brano cambiando le parole e insultando platealmente l'altro davanti a milioni di persone.

L'altro, invece di incassare, ha fatto la cosa più incredibile: ha posato il microfono ed è uscito di scena, lasciando il compagno a cantare da solo come un matto. È finita con una squalifica e il conduttore che correva in giro chiedendo: "Dov'è? Che succede?". Da noi in colonia lo chiamiamo il "metodo marmotta": se il tuo vicino ti ruba l'erba migliore, tu te ne vai e lo lasci a fischiare nel vuoto.

La Guerra delle Sedie (Anni '60)

Andiamo indietro nel tempo, quando i modi sembravano gentili ma i nervi erano a fior di pelle. C'è stato un anno in cui due colossi della musica leggera italiana, costretti a condividere la stessa canzone (come si faceva una volta), si sono detti cose che non si trovano nemmeno nei dizionari di dialetto più spinti. Si dice che nel camerino siano volate sedie, piatti e forse qualche parola pesante sulla reciproca intonazione. La musica unisce? Sì, come un gatto e un cane in un sacco di iuta.

I "Vaffa" in Diretta (Anni '80 e '90)

C'è chi ha preso il microfono per mandare a quel paese l'organizzazione perché non gli piaceva la posizione in classifica, e chi ha deciso di fare scena muta o di cantare con le mani in tasca per protesta. Ma il meglio è quando i cantanti si scontrano nelle interviste post-serata: "Quello non sa cantare", "Quella ha un vestito che sembra una tenda da sole", "Lui è lì solo per raccomandazione".

In conclusione...

Il Festival è come l'inverno in città: un po' caotico, un po' freddo, ma con le luci giuste e una connessione rubata si sopravvive a tutto. Io resto qui, tra una campana e l'altra, a godermi lo spettacolo dall'alto. Tanto, finché non mettono una categoria dedicata ai fischi in alta quota, il mio voto non lo avrete mai!

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Identikit di Piero il Fischione

Marmotta filosofa, blogger e "ribelle del letargo". Invece di dormire sei mesi sottoterra, Piero ha scelto la vita cittadina d'alta quota, stabilendosi sul campanile della chiesa principale. È una celebrità locale, il "saggio delle campane".

©️2026 CD Ralph


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